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“andare a bottega”

È un modo di dire usato ancora oggi, di fatto significa andare a lavorare, una volta s’intendeva il lavoro di apprendistato presso la bottega di un “maestro”, artigiano o artista che fosse.

Col termine bottega c’è anche “chiuder bottega” che significa chiudere il negozio o in generale cessare la propria attività, oppure abbandonare una situazione o terminare un rapporto, cambiare vita.

Ancora: “essere uscio e bottega” quando si abita vicino al luogo in cui si lavora.

Poi c’è anche il detto “avere la bottega aperta” e questa è un’altra storia.

😉



Nel Cinquecento si mandavano i propri figli “a bottega” dai maestri d’arte, per sviluppare in loro doti artistiche. Leonardo da Vinci andò “a bottega” dal Verocchio e Michelangelo per tre anni dal Ghirlandaio, poi interruppe capendo che la sua vocazione lo portava verso la scultura.

Ma è Giotto il primo vero maestro di bottega, a capo di una struttura organizzata della quale è l’unico responsabile. Nella bottega rinascimentale esiste una gerarchia con precise mansioni attribuite dal maestro in base all’età e alle competenze di ogni membro: apprendisti, operai salariati, assistenti e maestri “ospiti”.
Anche Perugino ebbe una bottega a Firenze, dove si formò anche Raffaello ma ne aprì una anche a Perugia dalla quale uscì tutta una generazione di pittori che ricalcarono il suo stile.
Dalla notte dei tempi l’uomo impara arti e mestieri da un altro uomo, molto meglio di una scuola dunque è l’insegnamento diretto di un “maestro”.
La guida diretta è il massimo che un aspirante artista possa ottenere per la propria crescita, occorre tecnica e disciplina per ottenere dei buoni risultati.

Le persone che vengono a ZonaZago7, sono i nostri graditi “ospiti” con i quali a bottega vogliamo imparare dai grandi.


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