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Il tavolo di ZZ7, pieno di storia e passione


Per parecchi mesi  io e Luca abbiamo pensato a quale tavolo mettere nella sala chiamata #carnicino, nella quale, dove una volta esisteva l’ufficio dell’attività precedente, Luca ha attrezzato una parete con una cucina laccata color tortora, completa di tutto quello che serve. Ha decorato (come solo lui sa fare) 2 pareti simulando un rivestimento di metallo bullonato. Abbiamo valutato tante idee, tante ipotesi, tanti stili, tante possibilità di recupero di materiali.
Poi un giorno gli ho detto: “Luca, facciamo un tavolo incollando dei pezzi di giornale su un tavolo”.
Lui mi ha guardata e mi ha detto: “Sì, ho quei vecchi giornali in cantina”.
Io: “Ottimo, dai portali”.

Qualche tempo dopo è arrivato con un malloppo impolverato di giornali degli anni ’60. Li abbiamo sfogliati per settimane, un tuffo nel passato, con articoli che parlavano di Marilyn Monroe, di Jacqueline Kennedy, articoli che descrivevano le imprese di Walter Bonatti. Accorgimenti di inquadrature, allora all’avanguardia, per ribaltare a testa in giù l’arredamento di una stanza. Nada, Catherine Spack, articoli di politica del 1965. Un mondo ormai lontanissimo, quando i media e le comunicazioni erano tanto diverse rispetto ai giorni nostri.
In quelle pagine c’erano anche tante pagine pubblicitarie, di tutti quei prodotti che hanno segnato la nostra infanzia, molti dei quali sono oggi spariti. Quasi tutte in bianco e nero. Quasi tutte disegnate, oppure di grafica mista a fotografia, con lettering assolutamente identificativi di quegli anni, con quegli slogan che ora ci sembrano tanto ingenui. Il simbolo di un’Italia in pieno boom economico.

Un giorno, abbiamo preso un pannello di multi-strato recuperato da un vecchio tavolo da lavoro che era già lì, abbiamo diluito con l’acqua la colla da parati, che normalmente è in polvere, e abbiamo fatto il tavolo di ZZ7.
Prima abbiamo incollato uno strato di pagine intere, sempre tratte dai giornali;
poi abbiamo tagliato ogni pubblicità sagomando le parti che ci interessavano;
poi le abbiamo disposte componendole ad incastro quasi si trattasse di un puzzle e le abbiamo incollate.
Una volta finito, per evitare che si imbarcasse il piano (lungo oltre 2 mt), Luca lo ha ricoperto di uno strato di pagine intere di giornale incollate sul lato che rimane rivolto verso in basso. Poi ha pensato di rinforzarlo ulteriormente accoppiandolo ad un altro pezzo di multi-strato più piccolo.
Luca ha messoo un’abbondante copertura con resina vetrificante prima di avvitare delle gambe di metallo che abbiamo trovato in offerta a un prezzo irrisorio.

Siamo molto soddisfatti del nostro tavolo. Sia perché ci piace davvero tanto, per tutto quello che ha in sé in termini di contenuti, storia, passione, sia per il fatto che abbiamo recuperato oggetti che già avevamo, alla faccia dello spreco!

Silla


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